Etica e letteratura

Orizzonti etici nell’opera di Andrej Platonov

Giulia Baselica

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Giulia Baselica insegna Lingua e letteratura russa presso l'Università di Torino. Autrice di numerosi saggi e traduttrice di Turgenev, Leskov e Tolstoj, ha pubblicato la monografia Le parole della religione come metafora del mondo. Osservazioni sulla poetica achmatoviana (2005).



«Amo più la saggezza della filosofia, e più la conoscenza della scienza. Bisogna amare l'universo che dovrebbe essere e non quello che è. L'impossibile è sposo dell'umanità e verso l'impossibile volano le nostre anime. L'impossibile è il confine tra un mondo e l'altro».[1] Queste parole, che sono intima rivelazione del proprio sé, di una complessa condizione esistenziale, di un pensiero, all'autore stesso, innanzi tutto, quindi alla loro destinataria, Marija Aleksandrovna Platonovna, sono una sintesi compiuta, e a un tempo criptica, di una visione del mondo e dell'Universo; di una percezione dell'uomo e della sua missione; di un atteggiamento nei confronti del problema dell'Essere e delle sue manifestazioni. Di tutto ciò è espressione la vastissima opera di Andrej Platonov.

L'«eterno custode dell'anima russa»,[2] poeta, prosatore, drammaturgo e sceneggiatore, critico letterario (oltre che ingegnere e tecnico bonificatore) nacque a Voronež nel 1899. Primogenito di undici figli, all'età di quattordici anni cominciò a lavorare – fu assunto come fattorino, poi come operaio fonditore in una fabbrica di tubi, quindi come aiuto macchinista – e a comporre poesie che sarebbero poi state pubblicate dopo la rivoluzione. Non ancora ventenne, cominciò a collaborare con le redazioni di vari periodici: «Voronežskaja kommuna», «Krasnaja derevnja», «Ogni», «Železnyj put'» e altri, pubblicando racconti, poesie, articoli e recensioni e, in qualità di corrispondente, prese parte alla guerra civile. Nel 1922 –  l'anno successivo alla terribile carestia che aveva colpito la regione del Volga e le terre sud-orientali della Russia, in seguito a un lungo periodo di siccità – Platonov partecipò alla formazione, quindi all'attività della Commissione straordinaria per la lotta contro la fame, innanzitutto svolgendo, nella regione di Voronež, l'incarico di direttore ai lavori di elettrificazione rurale.[3]   Nel  1924  portò  a compimento gli studi di ingegneria iniziati


[1] Andrej Platonov, Pis'ma, in Gosudarstvennyj žitel'. Proza, rannie sočinenija, pis'ma, Sovetskij pisatel', Moskva 1988, p. 549.

[2]  Aleksej Varlamov, Andrej Platonov, Molodaja gvardija, Moskva 2011, p. 5.

[3] «La siccità del 1921 aveva suscitato in me una fortissima impressione ed essendo io un tecnico, non avrei mai potuto dedicarmi a un'attività contemplativa come la letteratura»; questi i pensieri che lo scrittore avrebbe annotato su un semplice foglio a righe, apponendovi la data 29 settembre 1929. Il documento è conservato presso l'Archivio Statale della regione di Voronež; cfr. http://www.mkommunar.ru/?lev1=14&id=125n.

nel '18 ma, tre anni prima, alle proprie cognizioni, alla profonda fiducia nel sapere tecnico e nella sua vocazione alla conversione della natura in risorsa planetaria atta a realizzare il benessere dell'umanità – «l'uomo non è soltanto Colombo, bensì anche fabbro del proprio pianeta» – il giovane scrittore aveva dedicato uno scritto, Elektrifikacija, autentico pamphlet inneggiante alla rivoluzione nella tecnica, la quale avrebbe permesso al comunismo di sconfiggere la natura, suo secondo nemico dopo il capitalismo.[4] Dopo aver svolto la mansione di direttore della sezione «bonificazione» presso il  dipartimento agrario del governatorato di Tambov, nel marzo del 1927 Platonov si stabilì definitivamente a Mosca, scenario ispiratore di nuove narrazioni come Sokrovennyj čelovek (L'uomo recondito),  espressione del tentativo di presa di coscienza, da parte di Foma Puchov, del significato della guerra civile e dei suoi riflessi sul quotidiano, nonché dei nuovi rapporti sociali.[5] Fu, questo, un periodo letterariamente molto fecondo: lo scrittore lavorò a una serie di narrazioni caratterizzate da una profonda e problematica riflessione inerente al destino storico della Russia, riflessione che trova la sua più completa espressione nei romanzi brevi Efirnyj trakt (La rotta celeste), racconto fantastico, ed Epifanskie šljuzy (Le chiuse di Epifan), incentrato sulla radicale trasformazione della vita russa imposta dal regno petrino, entrambi terminati nel gennaio del 1927. Portò a termine la prima stesura del romanzo Gorod Gradov (La città di Cittagrad), cronaca della lotta tra Mosca, il centro, e gli ideologi di Cittagrad, la provincia, come intento di rappresentare, in forma di ironica allegria, il nuovo orientamento filosofico del governo da poco insediato; nel contempo firmò articoli sulla questione dello sfruttamento agricolo, saggi filosofici in materia di arte, religione e scienza; resoconti di carattere socio-economico. Il 1927 è, inoltre,  l'anno in cui Platonov mise mano al romanzo Čevengur,[6] terminato all'inizio del 1928: «Sulla carta della cultura mondiale comparve la città di Čevengur con impressi gli itinerari della vita e i pensieri del suo creatore».[7] Il nome stesso della città immaginaria rappresenta l'eterna umana aspirazione a quella realtà ignota, inesprimibile e, a un tempo, ideale, che prende possesso della cultura alta come


[4] Andrej Platonov, Ob ulučšenijach klimata (articolo pubblicato il 4 aprile 1923 in «Voronežskaja kommuna»), in Sočinenija, I, 1918-1927, Stat'i, a cura di Natal'ja Kornienko, Imli Ran, Moskva 2004, p. 308.

[5] Da Tambov egli scrisse alla moglie, confidandole i suoi più intimi pensieri: «Ho talvolta la sensazione che a me non sia riservato l'avvenire destinato a tutti gli altri, ma che il mio futuro abbia un valore per me solo» (Andrej Platonov, Pis'ma, cit., p. 554); e poi: «Vagando per questa remotissima provincia ho visto cose di una tale tristezza da indurmi a dubitare che da qualche parte possa esistere la lussuosa Mosca, che esistano l'arte e la prosa. E tuttavia ho anche la sensazione che l'arte autentica, il pensiero autentico possano nascere soltanto in una remotissima provincia come questa» (Ibid., p. 556).

[6] Due le versioni in lingua italiana: Il villaggio della nuova vita, tr. it. di Maria Olsoufieva, Mondadori, Milano 1972; Da un villaggio in memoria del futuro, tr. it. di Maria Olsoufieva, Theoria, Roma 1990.

[7] Natal'ja Kornienko, Andrej Platonovič Platonov, in Aa. Vv., Russkaja literatura XX veka. Prozaiki, poety, dramaturgi, Bibliografičeskij slovar', a cura di Nikolaj Skatov, Olma-Press, Moskva 2005, III, pp. 69-75, reperibile nel sito: http://www.hrono.ru/biograf/bio_p/platonov.

del cuore dell'uomo-massa devastato dalla mancanza di qualunque fede. E Platonov esplora con i suoi personaggi questa terra del sogno-utopia comunista.[8]

Nel corso dei due anni successivi si susseguirono numerose pubblicazioni su importanti periodici – come «Krasnaja nov'», «Novyj mir», «Oktjabr'», «Molodaja gvardija» – poi riunite in volumi: il già citato romanzo breve Epifanskie šljuzy (1927), Lugovye mastera (I maestri dei prati, 1928), il già ricordato Sokrovennyj čelovek (1928), Proischoždenie mastera (L'origine del maestro, 1929). La brillante carriera letteraria di Andrej Platonov subì tuttavia un improvviso quanto definitivo arresto nel 1929, quando i racconti Če-Če-O, Gosudarstvennyj žitel' (Abitante dello Stato), Usomnivšijsja Makar (Il dubbioso Makar) furono oggetto di aspre critiche da parte dei funzionari della RAPP (Associazione Russa degli Scrittori Proletari). Ne conseguì il veto alla pubblicazione del romanzo Čevengur, «non soltanto l'opera più importante di Andrej Platonov […] bensì anche una delle vette della prosa russa del XX secolo».[9] In quello stesso 1929, l'anno della «grande svolta», in base a una disposizione del Commissariato del Popolo per l'Agricoltura, Platonov dovette compiere numerosi viaggi nella Russia centrale e visitare varie fattorie collettive, kolchozy e sovchozy: a questo periodo risale l'inizio della stesura del romanzo breve Kotlovan (Lo sterro), «scritto da un uomo con gli occhi morti e privi di lacrime, da un geniale guardiano, eunuco e prigioniero dell'anima platonoviana».[10] Qui le terre espropriate ai kulaki e, in città, l'infinita opera di edificazione della casa per tutti i proletari assumono un significato non soltanto socio-tematico, bensì anche simbolico e storiosofico. È il destino della Russia il tema centrale delle riflessioni platonoviane: i protagonisti, autentiche personificazioni del dubbio, cercano risposte agli eterni quesiti esistenziali: che cos'è la vita; in chi o in che cosa è custodita la verità;[11] quali sono le possibilità e i limiti della conoscenza di sé e del mondo.

Ancora nel marzo del 1929 Platonov scrisse la prima versione del romanzo-cronaca Vprok (Di scorta). Sia le case editrici sia le redazioni di vari periodici rifiutarono il manoscritto, rilevandovi la presenza di quello stesso tono,  erroneo,  già  riscontrato nel racconto Usomnivšijsja Makar. Vprok fu


[8] Nei due anni seguenti lo scrittore avrebbe più volte tentato di pubblicare il romanzo. Un primo annuncio di pubblicazione di Čevengur, insieme ad alcuni estratti, apparvero nel 1928 sui numeri 6 e 7 del periodico «Molodaja gvardija». Altri capitoli vennero pubblicati nello stesso anno sui numeri 4 e 5 di «Krasnaja nov'»  e sul numero 6 di «Novyj mir». Nel 1929 Platonov propose il testo completo alla casa editrice Federacija e ne ricevette un netto rifiuto. Si rivolse allora a Maksim Gor'kij, al quale consegnò il manoscritto del romanzo, nel contempo inviando alle redazioni di «Novyj mir» e di «Krasnaja nov'» altri frammenti. Ogni tentativo di stampare la sua opera risultò vano. Čevengur venne pubblicato in lingua russa soltanto nel 1972, a Parigi, poi a Mosca, nel 1988, sui numeri 3 e 4 del periodico «Družba narodov».   

[9] Aleksej Varlamov, Andrej Platonov, cit., p. 135.

[10] Ibid., p. 184.

[11] La verità si connette con l'impegno della sincerità (iskrennost'), per Platonov presupposto della negazione del ruolo di «scrittore professionista». Egli avvertì sempre la necessità di identificarsi con i propri personaggi, quindi di creare e soddisfare la condizione di sincerità. In argomento si veda Elena Tolstaja-Segal, Ideologičeskie konteksty Platonova, «Russian literature», IX/III, 1981, pp. 231-280.

poi pubblicato nel 1931 su «Krasnaja nov'» e, insieme al racconto cui veniva assimilato, suscitò una nuova e aspra reazione da parte della critica. L'isolamento cui Andrej Platonov fu condannato in seguito alla pubblicazione di Vprok inaugurò una nuova fase creativa: nel 1932 compose la tragedia popolare 14 krasnych izbušek (14 piccole isbe rosse), ispirata dai terribili sconvolgimenti cui venne sottoposta la provincia russa  e dalla carestia, catastrofico esito della «grande svolta». La spietata realtà dei kolchozy e dei sovchozy nella regione del Volga e nel Caucaso settentrionale si tramutò in materiale letterario, generando i racconti Juvenil'noe more (Il mare della giovinezza) e Chleb i čtenie (Pane e lettura), entrambi portati a compimento nel 1932. Questi e altri scritti del '33 – come il racconto Musornyj veter (Il vento della spazzatura); il romanzo breve Inženery (Ingegneri); la prima parte del romanzo Sčastlivaja Moskva; il saggio O pervoj socialističeskoj tragedii (Della prima tragedia socialista) – venivano regolarmente inviati dall'autore alle redazioni di vari periodici e case editrici e, altrettanto puntualmente, venivano restituiti al mittente. In quello stesso anno Platonov rivolse a Maksim Gor'kij e a Stalin la seguente domanda, che i destinatari della missiva lasciarono senza risposta: «Posso essere uno scrittore sovietico o ciò è obiettivamente impossibile?». Fu lo stesso Platonov a fornire la risposta, dieci anni dopo, al fronte: «Tutti pensano che io sia contro i comunisti. No, io sono contro coloro che distruggono il nostro paese».[12] Al '36 risalgono varie novelle ispirate ai temi dell'amore, del lavoro, delle passioni e sofferenze del «malen'kij čelovek», il piccolo uomo protagonista dell'epoca prerivoluzionaria e della Russia sovietica, come Semën, Bessmertie (L'immortalità), Ol'ga, Tretij syn (Il terzo figlio), Ljubov' k Rodine (Amor di patria).

La comparsa, nel 1937, del volume Reka Potudan' (Il fiume Potudan'), che raccoglieva i racconti in seguito destinati ad acquisire lo status di classici – Fro, Ijul'skaja proza (Prosa di luglio), V prekrasnom i jarostnom mire (In un meraviglioso mondo violento) – coincise con la fase parossistica dei processi politici degli anni Trenta, e Platonov, scrittore ideologicamente sovversivo, divenne, ancora una volta, il bersaglio fisso del fuoco di fila della critica.[13] E tuttavia continuò a scrivere: racconti e sceneggiature, oltre all'abbozzo di un nuovo romanzo, Putešestvie iz Leningrada v Moskvu v 1937 godu (Viaggio da Leningrado a Mosca nel 1937); la consegna della versione definitiva del manoscritto alla redazione della casa editrice Sovetskij pisatel' era prevista per il mese di luglio del 1938. Ma il 29 aprile Platon, il figlio quindicenne dello scrittore, venne arrestato, con falsa accusa, e condannato in base all'articolo 58 (Delitti contro lo Stato) del Codice penale. La drammatica esperienza della separazione dal figlio ispirò a Platonov le riflessioni sul mistico legame che riunisce le generazioni, al quale egli dette voce nell'opera teatrale Golos otca (Molčanie) (La voce del padre. Silenzio), composta negli anni 1938-39. Il ragazzo fu rilasciato, grazie all'aiuto dell'amico Michail Šolochov, soltanto nel 1941. Ma la tubercolosi che Platon aveva contratto durante la detenzione, due anni dopo lo avrebbe portato alla morte.

In quegli stessi anni cominciò a collaborare con una casa editrice di letteratura per l'infanzia e nel 1939 pubblicò un volume intitolato  Ijul'skaja  groza (Tempesta  di  luglio).  Tra il 1939 e il 1941 i suoi


[12] Natal'ja Kornienko, Archiv A. P. Platonova kak obščekul'turnoe sobytie, «Vestnik rossiskoj akademii nauk», 78/5, 2008, p. 411.

[13] Natal'ja Kornienko, Andrej Platonovič Platonov, cit.

scritti per l'infanzia apparvero regolarmente sul periodico «Detskaja literatura», ma le numerose pièces e sceneggiature commissionate dal Teatro centrale dell'infanzia non vennero mai rappresentate. L'edizione di una nuova raccolta di racconti, Tečenie vremeni (Lo scorrere del tempo), fu sospesa all'inizio della seconda guerra mondiale, e dall'ottobre 1942 al termine del conflitto Platonov svolse la professione di corrispondente di guerra per il quotidiano «Krasnaja zvezda». In quello stesso periodo uscirono quattro volumi di prosa, ispirata dalla sua esperienza al fronte: Oduchotvorennye ljudi (Persone spiritualizzate, 1942), Rasskazy o Rodine (Racconti della patria, 1943), Bronja (La corazza, 1943), V storonu zakata solnca (In direzione del tramonto, 1945). Nel 1943 la censura vietò la pubblicazione del volume O živych i o mërtvych (Dei vivi e dei morti) e nel 1946 analoga sorte toccò a Vsja žizn' (Tutta la vita). Il veto opposto a quest'ultima pubblicazione costituiva l'esito concreto di nuovi, violenti attacchi sferrati dai critici contro lo scrittore in seguito alla comparsa, nel 1946, sulle pagine del noto e prestigioso periodico «Novyj mir» ‒  che nel 1947 sarebbe diventato l'organo di pubblicazione dell'Unione degli Scrittori ‒ del racconto Sem'ja Ivanova (La famiglia Ivanov), più noto con il titolo Vozvraščenie (Ritorno). In tale racconto Platonov rivelava alcuni tragici aspetti e implicazioni della vittoria sovietica, attirandosi l'accusa ‒ espressa nelle colonne della «Literaturnaja gazeta» ‒ di calunnia ai danni dell'istituzione della famiglia sovietica e dell'immagine dell'eroe-soldato. Le opere proposte alle redazioni dei periodici venivano quindi, da quel momento in poi, restituite allo scrittore accompagnate dalla dicitura «racconto inadatto». Produssero un risultato non dissimile i tentativi di rinnovare i contatti, quindi di riavviare una collaborazione, con il Teatro centrale dell'infanzia, per il quale compose una pièce ispirata ad Aleksandr Puškin e intitolata Učenik liceja (Lo studente del liceo). Tutto ciò che gli era concesso di pubblicare erano storie e brevi scritti destinati a riviste per l'infanzia.

Negli ultimi anni della sua vita, privato della possibilità di pubblicare opere originali, Andrej Platonov, gravemente malato, si dedicò alla riduzione di fiabe popolari. Grazie al sostegno di Šolochov tra il 1947 e il 1949 uscirono alcune raccolte: Finist-Jasnyj Sokol (Finist il luminoso falco), Volšebnoe kol'co (L'anello magico) e Baškirskie narodnye skazki (Fiabe popolari baškire). L'ultima grande opera cui Platonov mise mano fu la pièce Noev kovčeg (Kainovo otrod'e) (L'arca di Noè. La progenie di Caino), sorta di raffigurazione di una Čevengur universale: tale sarebbe stata infatti, nell'immaginario platonoviano, la realtà del pianeta Terra dopo la seconda guerra mondiale. Morì a Mosca il 5 gennaio 1951 e venne sepolto nel cimitero armeno, dove già da otto anni riposava il figlio Platon.

L'opera di Andrej Platonov nel suo complesso sottende, innanzi tutto, l'idea di evoluzione; idea proteiforme, dinamicamente realizzata ora in tema letterario autonomo e distinto, ora in essenziale componente di una visione del mondo costantemente volta ad accogliere in sé gli elementi della realtà  in   perenne   mutamento.[14]   Tale   peculiare   aspetto   della  produzione  letteraria  e  della



[14] Fin dagli esordi, la sua produzione letteraria è caratterizzata da due tendenze: estremo razionalismo e intuitivismo. Inizialmente il razionalismo rappresenta la base ideologica, che parrebbe rinviare al concetto di «razionalizzazione della vita» trattato da Aleksej Gastev, coevo poeta e scrittore, nonché teorico dell'organizzazione scientifica del lavoro; successivamente diviene autentico procedimento letterario, andando a costituire i fondamenti della sua prosa; per poi, infine, cessare di identificarsi in uno strumento di analisi e di raffigurazione della realtà, da un punto di vista sia gnoseologico sia pratico. Così Platonov, negli scritti della maturità, si volge alla complessità del mondo interiore, che può essere indagato mediante l'intuitivismo bergsoniano. In argomento si veda Elena Krasnoščekova, A. Platonov i Vs. Ivanov (vtoraja polovina 20-ch godov), in Tvorčestvo A. Platonova. Stat'i i soobščenija, Voronežskogo universiteta, Voronež 1970, pp. 147-156; Elena Tolstaja-Segal, Ideologičeskie konteksty Platonova, cit.

Weltanschauung  platonoviane determina, conseguentemente, la presenza di numerose tematiche – cosmogoniche, antropologiche, storico-culturali – ispiratrici di riflessioni profonde  e di complessi quesiti.

Il tema dell'evoluzione è, per esempio, trattato nel romanzo Čevengur, nel quale i personaggi di Saša Dvanov, il protagonista principale, considerato «l'alter ego dell'autore»,[15] Stefan Kopenkin, capo dei bolscevichi, e l'idealista Čepurnyj mirano a organizzare il Comunismo. Essi intendono trasformare l'antica città di Čevengur, i cui abitanti, sfruttati da sempre, vivono in condizioni di indigenza, nella «città del sole», in un luogo in cui il principio della collaborazione tra gli esseri umani regna sovrano e l'ingiustizia sociale e la povertà non sono che un'antica e lontana memoria.

Il tentativo di fondare a Čevengur una comune ispirata a un'ideale espressione di amore fraterno e solidarietà pare, in sostanza, assimilarsi al tentativo, settario, di trasformare le persone in «angeli».[16] Al personaggio di Čepurnyj l'Autore fa dire che l'anima dell'uomo è la professione fondamentale e il suo prodotto sono l'amicizia e il cameratismo.[17] L'idea di comunismo che caratterizza i protagonisti del romanzo rinvia, rileva Jablokov,[18] alla visione etica proposta da Kropotkin.[19]



[15] Haisa Pessina Longo, Chevengur, in Aa. Vv., Dictionary of Literary Utopias, a cura di Vita Fortunati e Raymond Trousson, Honoré Champion, Paris 2000, p. 105.

[16] Tale è l'espressione di Elena Tolstaja-Segal, Ideologičeskie konteksty Platonova, cit., p. 247. La studiosa allude qui ai principi cui si ispirava la setta dei chlisty (flagellanti), detti anche ljudi božie (uomini di Dio), formatasi tra la fine del XVII secolo e l'inizio del XVIII, predicatori della castità assoluta e del matrimonio spirituale.

[17]  Platonov impiega il termine tovariščestvo, che vale per «relazioni reciproche tra membri di un gruppo e obblighi degli uni nei confronti degli altri» (Akademija Nauk SSSR. Institut russkogo jazyka, Slovar' russkogo jazyka, Russkij jazyk, Moskva 1999, IV, p. 371) ed è sinonimo di "amicizia".

[18] Evgenij Jablokov, Na beregu Neba (Roman Andreja Platonova «Čevengur»), Petropolis, Sankt-Peterburg 2001, p. 219.

[19] Il suo pensiero anarchico, permeato di una sorta di prometeismo romantico e ateo, si ispirava a un ideale collettivismo, libero da ogni possibile forma di controllo statale o autoritario e animato, invece, dallo spontaneo manifestarsi della personalità umana. Di qui la sua decisa avversione per la dittatura del proletariato propugnata dai bolscevichi. Manifestò interesse per le posizioni ideologiche di Bakunin e Tolstoj, del quale, tuttavia, non accettava la teoria della non resistenza al male. Nel primo capitolo del saggio Etika Kropotkin pone in evidenza la necessità di analizzare l'evoluzione dei principi morali presso le popolazioni primitive, al fine di determinare i fondamenti dell'etica e di osservarne  i mutamenti apportati dai cambiamenti subiti dalla vita sociale. Nel decimo egli cita Auguste Comte, il quale afferma che l'etica affonda le radici nel suolo della storia; che esiste un'evoluzione naturale, la quale si identifica nel progresso, nella vittoria dell'uomo sugli animali. La più alta legge morale prescrive che la personalità ponga in secondo piano i propri interessi egoistici, e che i più elevati doveri siano i doveri sociali. In tal modo, conclude Kropotkin, riportando il pensiero del filosofo positivista, il fondamento dell'etica deve essere l'interesse del genere umano, dell'umanità, grande sostanza, rispetto alla quale ognuno di noi costituisce nulla più di un atomo, che vive per un solo attimo e che muore per trasmettere la vita ad altri individui. La moralità  consiste nel «vivere per gli altri». Nel capitolo successivo Kropotkin richiama il pensiero del biologo Thomas Henry Huxley, sostenitore della teoria darwinista, in merito all'evoluzione cosmica  di  per  sé  priva di connotazioni morali prescrittive. E  tuttavia,  inspiegabilmente,  nella  società  umana  si  attua  un  progresso  sociale  che  a  ogni  passo  sembra  frenare  il  processo  cosmico,  sostituendolo  con  qualcosa  di  diverso,  che  si  può denominare «processo etico». Si veda Petr Kropotkin, Etika, reperibile nel sito http://www.romanovfamily.org.ПетрКропоткин.

Nei primi anni del secolo Nikolaj Umov, importante esponente della corrente cosmista, aveva individuato un interessante nesso tra evoluzione organica dell'essere umano, psiche ed etica. L'uomo, secondo Umov, possiede in sé gli istinti propri di tutte le creature che costituiscono il suo albero genealogico e, di conseguenza, la dimensione della sua psiche è incomparabilmente più estesa di quella che la sua coscienza le attribuisce. Tale visione della psiche consente, precisa lo scienziato-filosofo, di interpretare più compiutamente anche la dimensione etica. Il male è una realtà non conforme all'evoluzione, sebbene il bene e il male coesistano anche nella psiche inconsapevole, nella quale trovano espressione tutti gli attributi del regno animale preesistente all'essere umano: «La durezza di cuore dei pesci, la sensualità degli anfibi, la furia dei rettili, la vendicatività della tigre, l'astuzia e l'attitudine alla ruberia delle scimmie».[20] L'evoluzione, precisa Umov, non può compiersi senza selezione naturale e la coscienza umana, per mezzo della volontà, costituisce lo strumento della selezione stessa, impedendo alla materia viva di regredire alle condizioni che non corrispondono al suo posto in natura e che renderebbero impossibile la sua stessa esistenza. Se nel regno della non-vita i processi naturali intervengono a distruggere i moti dell'armonia e a incrementare i moti del disordine, l'evoluzione della materia viva sviluppa tipi, i quali, con successo sempre maggiore, lottano contro le disarmonie della natura, divenendo poi essi stessi fonte di crescente armonia. «In tale contesto, al momento presente, dinnanzi a ogni forma vivente si pone l'uomo, che con i suoi moti, con le sue azioni sulla natura, costruendo macchine, con la sua attività psichica (pensieri e sentimenti), nella scienza e nell'etica crea l'armonia».[21] L'armonia, afferma Umov, è indispensabile segno della materia viva. E seguendo tale direzione l'uomo oltrepassa i limiti dei suoi organi di senso. Egli conosce e sottomette ai suoi propri fini le forze della natura, e per coglierle, egli non possiede organi speciali, bensì impiega forze elettriche, magnetiche e i miliardi di impercettibili raggi di cui l'Universo è penetrato, poiché nel mondo tutto è collegato, direttamente o indirettamente. «Se l'Universo ci ordina di vivere, nel contempo esso ci dota degli strumenti per eseguire tale ordine; la scienza ci rivela tale volontà e, lavorando in piena armonia con essa, si compie la grande opera dell'amore».[22]


[20] Nikolaj Umov, Evolucija mirovozrenij v svjazi s učeniem Darvina (Sokraščennoe izloženie), in Aa. Vv., Antologija filosofskoj mysli, a cura di Svetlana Semënova e Anastasia Gačeva, Pedagogika press, Moskva 1993, p. 113. L'articolo citato è una sintesi, edita nel 1908 sul «Bulletin de la Société Impériale des Naturalistes de Moscou», di un più ampio intervento, pubblicato nel 1909 con lo stesso titolo come introduzione alla versione russa di una raccolta di saggi di Karus Šterne. 

[21] Ibidem.

[22] Ibidem.

L'orientamento etico del pensiero e dell'opera platonoviani condivide dunque alcuni elementi con la visione cosmista del mondo e dell'uomo. Lo stesso presupposto del percorso conoscitivo intrapreso da Platonov, la sua «gnoseologia artistica»,[23] rivela interessanti punti di contatto con le ricerche gnoseologiche condotte dalla corrente cosmista russa. In tal senso appare fondamentale il contributo di filosofi come Solov'ëv e Fëdorov. Il principio della prirodnost' (naturalità) potrebbe sintetizzare ciò che accomuna la visione dei due pensatori a quella dello scrittore, tuttavia considerando l'essenziale tratto distintivo che tale principio acquisisce nelle rispettive speculazioni: cristiano in Solov'ëv e Fëdorov; social-utopistico in Platonov.

Per Solov'ëv il mondo visibile materiale è l'icona (la Sofija, o duša mira, anima mundis) nella quale risplende l'assoluta perfezione del creatore, e la categoria dell'essere, centrale nella sua indagine, è assimilabile più alla spinoziana natura naturans che al trascendente dio cristiano.[24] La prirodnost' solovëviana si esprime nel suo estetismo: nell'unità organica tra pensiero e forme plastiche naturali o, ricordando il pensiero di Rudolf Steiner, tra pensiero e «rivelazione della vita».[25]

Fëdorov vede la natura dapprima come nemica: la stessa posizione verticale eretta, assunta dall'uomo, è espressione tangibile del suo atteggiamento di rivolta contro la natura, del suo volgere lo sguardo dalla terra al cielo. La natura è nemica, tuttavia, secondo Platonov, solo temporaneamente, poi diverrà amica eterna.[26]

Il platonoviano sentimento della natura rivela una tendenza evolutiva: inizialmente essa è un'entità minacciosa, che l'uomo deve tentare di combattere e di soggiogare.[27] Successivamente lo scrittore scopre nell'essere umano la capacità di respirare insieme all'erba e alla fiera e, con il passare degli anni, tale sensazione di congiungimento con la natura si rivela sempre più vivida e profonda. Così


[23] Si veda Eduard Bal'burov, «Chudožestvennaja gnozeologija» Andreja Platonov v svete filosofskich iskanij russkich kosmistov, «Gumanitarnye nauki v Sibiri», 4, 1999, reperibile nel sito http://www.philology.ru/literature2/balburov-99.htm.

[24] Cfr. ibidem. Bal'burov coglie inoltre un'affinità tra il pensiero di Solov'ëv e i contenuti dell'antico trattato  cinese Daodejing.

[25] Ibidem.

[26] Ibidem. La condivisione di idee e di orientamenti filosofici fra i tre pensatori trova ragione, osserva Bal'burov, nelle specifiche peculiarità della cultura intellettuale russa, con la sua spontanea fiducia nella realtà, unita a quell'indiscusso quanto prioritario valore assegnato alla vita invece che alla coscienza; all'esistenza invece che all'essenza. Lo studioso opera una distinzione tra metafisica russa e filosofia russa: la prima è religiosa e iconica; la seconda artistica. Il pensiero segue la realtà e si consolida mediante la sua stessa energia denotativa. In una fase precedente, il pensiero platonoviano considerava la relazione di corrispondenza fra materiale e spirituale, prossima alla negazione bogdanoviana della differenza tra fisico e psichico, essendo la dimensione fisica uno stadio superiore di quella psichica, con essa rapportandosi, proprio come l'esperienza collettiva si rapporta con quella individuale. Si veda Elena Tolstaja-Segal, Ideologičeskie konteksty Platonova, cit.

[27] Ne sono testimonianza i numerosi articoli pubblicati su vari periodici negli anni Venti e, soprattutto, l'opuscolo Elektrifikacija, redatto nel 1920.

all'abitante di Čevengur «piaceva il ventre della terra, uniforme e inclinato verso il cielo, ventre che respirava il vento e si contraeva sotto il passo del viandante»;[28] e il personaggio di Pijusija stringe i pugni allegramente «per aiutare la pressione del sole sull'argilla, i sassi e Čevengur. […] Il sole picchiava asciutto e fermo sulla terra e questa per prima, nel languore della spossatezza, cominciò a far colare il succo delle erbe, l'umidità dell'argilla e si agitò in tutta la chiomata distesa della vasta steppa, mentre il sole si arroventava e impietriva nell'arida, tesa pazienza».[29]              

I protagonisti del romanzo Čevengur nella natura vedono il mistero, e non un segreto tecnologico: la natura è un miracolo, al quale avvicinarsi con benevola fiducia e con curiosità. Analogo atteggiamento caratterizza Juška, protagonista dell'omonimo racconto, e Puchov, l'eroe di Sokrovennyj čelovek.

I personaggi platonoviani aspirano a fondersi non soltanto con gli elementi della natura, bensì anche con il suo proprio ordine, regolato dalle norme della libertà e della spontaneità; dell'armonia e del rispetto di ogni espressione di creatività e originalità. La loro visione della vita e della conoscenza si connette con uno dei principi fondamentali del cosmismo russo: l'idea dell'Universo «esistente, preesistente alla coscienza razionale».[30]

Il tema del conflitto tra tecnologia e natura, quindi della superiorità di quest'ultima, si esprime già nelle prime opere di Platonov: nei racconti Markun, Epifanskie šljuzy, Efirnyj trakt; mentre le narrazioni successive, Fro e Afrodita, potrebbero essere lette come seguito dei racconti giovanili Potomki solnca (I discendenti del sole) e il già citato Markun.

L'immagine dell'uomo scientifico connota la gnoseologia artistica della visione platonoviana ed è simbolo del pensiero astratto, il quale, a sua volta, conferisce alla scienza un potere universale e, nel contempo, si trasforma in idolo. A quest'ultimo – idolo morto in quanto privo di sentimento, intuizione, fantasia, cuore – vengono sacrificate tutte le risorse dell'anima, atte a rendere possibile la naturale compiutezza della percezione del mondo.[31]

Il tecnocratismo proprio del Proletkul't determina nel giovane Platonov una netta contrapposizione fra coscienza e natura, la quale trova conciliazione, senza tuttavia scomparire, nel motivo dell'anima, «grembo materno della coscienza».[32] L'anima si unisce alla natura, all'uomo come entità organica (il cuore diviene allora sinonimo di "anima" e si pone in relazione con la coscienza). Tale processo ha inizio nel romanzo Čevengur, con l'espressione del personaggio di Kopenkin, della fusione tra l'idea comunista e il suo sacro amore per Rosa Luxemburg; ma la più compiuta unione tra l'anima e la coscienza si realizza in Čepurnyj, che sa «pensosamente sentire qualcosa». L'anima, in alcuni racconti come Džan e Pesčanaja učitel'nica (La maestra di sabbia), si rivela come sostanza ben più essenziale e profonda della stessa  coscienza. Nelle opere degli anni Trenta e Quaranta tale

 


[28] Andrej Platonov, Da un villaggio in memoria del futuro, cit., p. 191.

[29] Ibid., p. 263.

[30] Nikolaj Berdjaev, O Rossii i russo filosofskoj kul'ture: filosofy russkogo posleoktjabr'skogo zarubež'ja, Nauka, Moskva 1990, p. 371.

[31] Si veda Eduard Bal'burov, «Chudožestvennaja gnozeologija» Andreja Platonov v svete filosofskich iskanij russkich kosmistov, cit.

[32] Ibidem.

motivo da secondario diviene principale; ne è un esempio il già citato racconto Fro, il cui personaggio eponimo si connette più volte, nel corso della narrazione, con il motivo dell'anima. Platonov impiega il concetto di "anima" in senso cristiano, tuttavia operando una distinzione fra anima come derivato della materia, e anima come sostanza appartenente a un altro ordine;[33] interessanti le riflessioni in merito di un personaggio di Sčastlivaja Moskva:

 

«"E non si potrebbe scoprire in fretta che cosa è l'anima?" chiese Božko interessato. "Davvero, sapete: trasformiamo tutto il mondo, e allora si starà bene. Quanta sporcizia si è invece accumulata nell'umanità in millenni di barbarie, bisogna pur metterla da qualche parte!... Il nostro stesso corpo, neppure quello è come dovrebbe essere, c'è qualcosa di immondo"».[34]

 

Nel 1932 lo scrittore annota sui suoi Taccuini: «Nessuno ha l'anima»,[35] constatando, osserva la studiosa Elena Kolesnikova, «l'assenza di quell'elemento sovramateriale che unisce l'essere umano all'Assoluto».[36]

Il contrasto fra la tecnologia e la natura, fra l'uomo e l'Universo viene superato: l'eroe platonoviano cessa di lottare contro l'Universo, sceglie di astrarre se stesso dai dogmi ideologici, aspira a un'esistenza armoniosa nella quotidianità, accanto agli animali e alle piante. La sua visione dell'Uomo in relazione all'Universo rinvia al pensiero cosmista, secondo cui «l'uomo non è soltanto una particella del cosmo, ad esso indissolubilmente legata da molti fili»,[37] bensì anche «una copia in miniatura del sistema solare».[38]  Il  cosmismo  russo[39]  sottende un'«etica viva»,[40] sintesi di


[33] Si veda Elena Kolesnikova, Duchovnye konteksty tvorčestva Platonova, in Tvorčestvo Andreja Platonova: issledovanija i materialy, Nauka, Moskva 2004, pp. 34-60.

[34] Andrej Platonov, Mosca felice, tr. it. di Ornella Discacciati e Serena Vitale, Adelphi, Milano 1996, p. 91.

[35] Andrej Platonov, Zapisnye knižki. Materialy k biografii, a cura di Natal'ja Kornienko, Imli Ran, Moskva 2006, p. 159.

[36] Elena Kolesnikova, Duchovnye konteksty tvorčestva Platonova, cit., p. 44.

[37]  Lev Gindilis, Russkij Kosmizm i Živaja Etika, in Elektronnaja Biblioteka Meždunarodnogo Centra Rerichov, reperibile al sito http://lib.icr.su/node/1004.

[38] Ibidem.

[39] La studiosa Valentina Ermolaeva individua nel termine kosmizm due accezioni fondamentali: come apertura verso il progresso tecnico-scientifico che trova concreta espressione, per esempio, nei voli nel cosmo, nello spostamento dei confini dell'impero dell'Uomo; e come rinvio all'antica idea di uomo-microcosmo, dimensione cosmica della coscienza e della vita dell'uomo in consonanza con i ritmi dell'Universo. In argomento si veda Valentina Ermolaeva, Kosmizm i ekologičeskaja etika, in «Obščestvennye nauki i sovremenniki», 3, 1995, pp. 37-42.

[40] Il pensiero cosmista si connette anche con l'etica ecologica (ekologičeskaja etika), denominazione attribuita al complesso di ricerche filosofiche, condotte nell'ultimo quarto del Novecento, avviate dalle reazioni morali al degrado inflitto alla Natura (Ibidem).  

un insegnamento che è ad un tempo filosofico, religioso, scientifico, estetico ed etico, e il cui oggetto di indagine è l'Universo nella sua interezza, nella sua struttura, origine ed evoluzione. L'«etica viva» esplora le leggi dell'Universo, il ruolo delle forze razionali, quali emanazioni dell'Intelletto cosmico; il posto che occupa l'Uomo nell'Universo; lo stretto legame che unisce l'Uomo al Cosmo; l'evoluzione dell'essere umano e dell'umano consorzio; i fondamenti morali dell'Essere e le vie del perfezionamento spirituale come indispensabili presupposti dell'evoluzione.[41] Secondo l'«etica viva» il Cosmo è fonte di vita sulla terra e sono le sue leggi a regolare l'evoluzione terrestre. Tali leggi rivelano due concetti fondamentali: l'Infinito e i mondi lontani. Questi ultimi si identificano nei pianeti del sistema solare e di altri sistemi planetari e ogni pianeta rappresenta una catena formata da sette elementi, o globi, i quali traggono origine e si evolvono dalle svariate sfere dell'Essere e nella pluridimensionalità del Cosmo. Per la catena terrestre, il globo del pianeta Terra si evolve su un piano fisico, altri due globi sul piano dell'etere, i due successivi su un piano astrale e l'ultimo, infine, su un piano mentale.

Anche l'essere umano viene considerato un complesso sistema pluridimensionale costituito di sette corpi, o principi: il corpo carnale – nel quale l'individuo identifica se stesso e che si evolse sul piano fisico dell'Essere – e gli altri principi, di natura analoga a quella dei globi planetari sopraccitati. L'«etica viva» afferma che, nell'imminente fase evolutiva dell'umanità, il legame tra l'essere umano e le gerarchie del mondo con il Maestro sarà ricostituito, e non in virtù del prevalere di una nuova religione, o di un dogma, né di una fede cieca, bensì per opera della conoscenza, della forza del pensiero, libera dai pregiudizi, di quella forza che congiunge l'Insegnamento alla Scienza. Di qui l'essenziale ruolo di quest'ultima nella trasformazione del mondo, a sua volta suprema sintesi della bipolarità, data dalla coesistenza di qualità positive e qualità negative.

Nella cosmogonia dell'«etica viva» all'Intelletto e alle sue infinite e inesauribili possibilità viene attribuito un ruolo primario.[42]

A partire dalla fine degli anni Venti le opere di Andrej Platonov propongono una complessa riflessione intorno alla posizione dell'Uomo nell'Universo. Al centro di tale riflessione si pone la questione dell'unità perduta e delle possibili vie per ritrovarla: la comunione con gli altri esseri umani[43] o la via gnoseologica,  cioè  l'unione  con  il  mondo,  del  quale  l'Uomo si appropria per


[41] Lev Gindilis, Russkij Kosmizm i Živaja Etika, cit.

[42] Ibidem.

[43] Vera Serafimova rileva l'affinità tra la Weltanschauung dostoevskiana e quella platonoviana in merito alle più importanti questioni inerenti alla vita umana. In Dostoevskij si esprime l'aspirazione di tutta l'umanità, nel celebre discorso su Puškin pronunciato l'8 giugno dinnanzi ai membri della «Società degli Amanti della Letteratura Russa» in occasione dell'inaugurazione di un monumento dedicato al poeta Aleksandr Puškin, eretto a Mosca. Si veda Vera Serafimova, A. Platonov, A. de Sent-Ekzjuperi. Etika liubvi i otvetstvennosti v issledovanii temy detstva. Tema «vossoedinenija ljudej» (F. Dostoevskij), reperibile nel sito: http://literature-critic.ru/page/aplatonov-a-de-sent-ekzjuperi-etika-ljubvi-i-otvetstvennosti-tema-vossoedinenija-ljdej-fdostoevskij.

mezzo della coscienza. Della prima possibile via Platonov offre un'esemplificazione letteraria nel romanzo Čevengur:

 

«Čepurnyj sentì che invece della steppa, di case, indumenti e cibo acquistati per sé dai borghesi, quei proletari avevano l'un l'altro, perché ogni uomo deve avere qualcosa: quando posseggono beni, spendono tranquillamente le loro forze per prenderne cura, ma quando non posseggono nulla, imparano a non separarsi e a custodire l'un l'altro dal freddo nel sonno».[44]

 

Della seconda offre un'esemplificazione nel racconto lungo Kotlovan (Lo sterro), ponendo in evidenza i tragici effetti della sua mancanza:

 

«Voščev s'adagiò nuovamente accanto al corpo dell'attivista che un tempo aveva agito con tale eloquente rapacità da far convergere in lui solo, e da nessun'altra parte, tutta la verità universale e tutto il senso della vita, mentre a Voščev non era toccato nulla, se non il tormento della mente, una coscienza assente nel flusso portante dell'esistenza e la sottomissione dei ciechi elementi».[45] 

 

Il desiderio di comunione con gli esseri umani trova espressione nell'ideale comunista che ai personaggi platonoviani si rivela in tutta la sua concretezza: il comunismo è sentimento e corpo, non pura idea. Così Aleksandr Dvanov, protagonista di Čevengur, si preoccupa di fornire nutrimento agli abitanti della città, perché ogni corpo vive di un «sentimento materiale». Da un lato, dunque, il comunismo rappresenta una sorta di essenza superiore della quale sono corporalmente partecipi le persone che lo generano; dall'altro, il comunismo si trova in ogni individuo e rende possibile la sua unione con gli altri individui.

Il problema della separatezza tra gli esseri umani riguarda, per lo scrittore, non soltanto la dimensione corporea, bensì anche la sfera della coscienza. La separatezza dell'io conduce all'opposizione con l'anelito, proprio dell'uomo, all'infinito, all'acquisizione della pienezza dell'essere. Nell'intento di liberarsi da se stesso, l'uomo volge lo sguardo all'altro, al "tu". Tuttavia la desiderata unione con il "tu", per essere definitiva, deve realizzarsi nella totale sottomissione dell'io al salvifico "tu" e nel  completo superamento della legge dell'identità. Non essendo tuttavia possibile vivere in un altro corpo, tale sostituzione può avvenire soltanto nella dimensione della coscienza.[46]

Negli anni Trenta Platonov si concentra, in particolare, sulla questione antropologica: l'uomo platonoviano diviene drammaticamente consapevole della propria limitatezza e, nel contempo, della propria irrinunciabile aspirazione alla completezza, assimilabile a un tantalico supplizio che 


[44] Andrej Platonov, Da un villaggio in memoria del futuro, cit., p. 285.  

[45] Andrej Platonov, Lo sterro, a cura di Ivan Verč, Marsilio, Venezia 1993, p. 337.

[46] Si veda Marija Dmitrovskaja, Antropologičeskaja dominanta v etike i gnozeologii A. Platonova (konec 20-ch-seredina 30-ch godov), in Meždunarodnaja naučnaja konferencija posvjaščennoj 95-letiju so dnja roždenija A. P. Platonova 17-19 oktjabrja 1994 goda, Nasledie, Moskva 1994, pp. 91-100.

in eterno si rinnova, senza mai raggiungere la meta.[47] Eppure all'uomo, creatura di natura imperfetta e per natura condannato all'imperfezione, è dato tentare di superare la propria incompletezza: con l'etica dell'amore. L'amore è, infatti, lo strumento che consente di comprendere il mondo; è quella misteriosa energia[48] che permette a Fro, protagonista dell'omonimo racconto, di riconoscere con gli occhi ciò che prima avrebbe voluto, ma non avrebbe potuto, vedere: le cose semplici della natura come l'erba variopinta dei campi. È emanazione di uno spirito vitale che talvolta promana da esseri umani speciali e riempie di sé il mondo e la natura.  Nel racconto Afrodita l'io narrante, Nazar Fomin, crede fermamente nella presenza di indizi o di segnali capaci di fargli capire se la sua Afrodita respiri ancora o se nel suo petto sia penetrato il gelo della morte. Lo scrittore sovietico progressivamente abbandona l'apologia della coscienza[49] per avvicinarsi sempre più alla visione cosmista:[50] l'amore acquisisce dunque valore gnoseologico, poiché per mezzo suo si realizza il legame intimo e organico tra l'uomo e il mondo.[51] Il trattato O ljubvi[52] (Dell'amore) sintetizza in un'articolata e densa definizione, tuttavia senza nominarla, questa forza onnipotente: «Gli uomini vogliono capire quella forza primigenia, allegra e impetuosa, madre, da cui tutto scorre e si genera».[53]



[47] Ibidem.

[48] L'idea di amore come energia è profondamente radicata anche nella dimensione privata dello scrittore. Nel 1927, in una lettera indirizzata alla moglie, egli scrive: «L'amore non è affatto possessività. Forse il matrimonio – applicazione sociale dell'amore – è anche possessività, nonché l'esito di ben noti rapporti materiali tra le persone, ed è giusto che sia così. Ma l'amore, come ogni altra forza della natura, può trovare anche una diversa applicazione. Come con l'elettricità, lo si può distruggere, accendere, affinché splenda sopra la testa e riscaldi l'umanità» (Andrej Platonov, Pis'ma, cit., p. 555). 

[49] Nella già ricordata opera Epifanskie šljuzy, composta nel 1926 e pubblicata l'anno seguente in una raccolta con lo stesso titolo, compare l'espressione umnoe serdce (cuore intelligente), mezzo indispensabile per comprendere il mondo, integrazione del concetto di cuore come ozero čuvstv (lago di sentimenti), fonte del pensiero, rappresentato anche in Čevengur, opera che può essere considerata l'elaborazione letteraria di un originale modello di coscienza. In argomento si veda Lev Šubin, Andrej Platonov, «Voprosy literatury», 6, 1967, pp. 26-54.  

[50] È possibile cogliere alcune interessanti consonanze, per esempio, fra l'idea fëdoroviana di fratellanza universale, appunto resa possibile dall'amore, e il progetto utopistico al centro del romanzo Čevengur. La fratellanza rappresenta per Platonov uno dei miti fondanti dell'umanità, un ideale che muove le azioni nel corso della storia e che, infine, potrà intervenire nell'opera dell'Universo. In argomento si veda Ayleen Teskey, Platonov and Fyodorov. The influence of Christian philosophy on a Soviet writer, Redwood Burn, Towbridge 1982.

[51] Si veda Eduard Bal'burov, «Chudožestvennaja gnozeologija» Andreja Platonov v svete filosofskich iskanij russkich kosmistov, cit.

[52] Scritto che appartiene alla produzione degli anni Venti e che venne pubblicato nella raccolta Gosudarstvennyj žitel' nel 1988.

[53] Andrej Platonov, O ljubvi, in Gosudarstvennyj žitel', cit., p. 542.

Il tema dell'amore, vero e proprio oggetto della ricerca artistica platonoviana, trova compiuta espressione in una complessa visione etico-estetica, che si riflette sia nelle recensioni e negli articoli di critica letteraria degli anni Trenta, sia nei racconti composti tra la fine degli anni Venti e i primi anni Quaranta. La concezione platonoviana di un armonico «uomo sociale» racchiude in sé, quale essenziale componente, il legame tra l'uomo e i suoi prossimi, la ricerca dell'altro per mezzo della comprensione reciproca. La posizione etica di Andrej Platonov, osserva Vera Serafimova,[54] si staglia in tutta la sua nettezza nel racconto Staryj mechanik, scritto nel 1940. Qui il protagonista identifica nell'abnegazione al lavoro – e la locomotiva per la quale presta la propria opera ci appare come una viva entità meccanica – il totale dono di sé, l'unico possibile, offerto al popolo. Il suo messaggio etico si condensa in queste parole: «Là c'è il popolo, Anna Gavrilova, e io non ci sono – con pazienza disse Pëtr Savel'ič – E senza di me il popolo è incompleto».[55] L'unione tra l'umanità e il mondo in un'unica e coesa entità è resa possibile dall'amore spiritualizzato: tale è il fondamento della cultura etica platonoviana che ispira i racconti Fro, Afrodita, Džan, Reka Potudan' (Il fiume Potudan'), Vozvraščenie (Il ritorno). E il motivo del ritorno, centrale in quest'ultimo racconto, vi appare come «categoria etica»,[56] caratterizzata da una duplice valenza: è il ritorno, fisico, dal fronte del capitano Aleksej Ivanov ai suoi cari; ed è anche il ritorno, spirituale, della serenità, dell'integrità famigliare.[57] Ma il ritorno è anche opposizione all'oblio, è preziosa trasmissione dei valori e delle verità dai padri ai figli. Sono dunque questi ultimi ad accogliere e a custodire la memoria e non sorprende, allora, che nella prosa platonoviana ricorra la figura del bambino indifeso, portatore di valori etici – soprattutto in Čevengur, Kotlovan, nei racconti Džan, Vosvraščenie e altri – capace di risvegliare l'altrui coscienza, di guidare gli uomini lungo la via che conduce alla fratellanza universale.[58]

Nel pensiero di Platonov peculiare rilevanza assume, come si è visto, la riflessione intorno al rapporto che l'uomo stabilisce con il mondo. L'attività umana può essere annullata dalle forze della natura, la quale, pur manifestandosi in qualità di fenomeno, e in quanto tale caratterizzata da uno stato di passività, può essere considerata, in particolari e specifiche situazioni, come entità attiva. E tuttavia l'azione che il mondo compie sull'uomo non possiede un autentico carattere attivo, poiché


[54] Vera Serafimova, Filosofsko-etičeskaja pozicija A. Platonova v literaturno-kritičeskich sta'jach i na stranicach prozy v osveščenii temy ljubvi (l'articolo è reperibile nel sito: http://mggu-sh.ru/sites/default/files/platonov_tema_ljubvi_mart.pdf).

[55] Andrej Platonov, Staryj mechanik, in Sobranie sočinenij Andreja Platonova, IV, Sčastlivaja Moskva. Očerki i rasskazy 1930-ch godov, Vremja, Moskva 2011, p. 515.

[56] Vera Serafimova, Filosofsko-etičeskaja pozicija A. Platonova v literaturno-kritičeskich sta'jach i na stranicach prozy v osveščenii temy ljubvi, cit.

[57] In questo racconto, pubblicato nel 1946 con il titolo Sem'ja Ivanova (La famiglia di Ivanov) su «Novyj mir», viene dunque superato e risolto il conflitto, centrale in Čevengur, tra tovariščestvo e i vincoli di sangue; tra comunismo e famiglia; tra ricerca spirituale e sesso; in sintesi: tra la naturale esistenza dell'uomo e ciò che egli dovrebbe essere.

[58] In argomento si veda Vera Serafimova, A. Platonov, A. de Sent-Ekzjuperi. Etika liubvi i otvetstvennosti v issledovanii temy detstva, cit.

in tale agire vi è sì verità (istina), ma non coscienza. Si tratta allora di attività negativa compiuta dall'uomo: questi subisce l'azione del mondo, la percepisce, elaborandone poi creativamente gli esiti. Presupponendo che ogni atto percettivo inerente a oggetti e a fenomeni condotto al di là dei limiti della corporeità umana sia da considerare come atto estetico, parrebbe possibile identificare l'attività negativa con il fenomeno estetico.[59] E all'ordine estetico appartengono sia il processo creativo con i relativi compimenti, sia l'immaginazione, nella sua accezione più generale. La formulazione platonoviana relativa alla presenza di verità e all'assenza di coscienza nelle azioni della natura induce ad attribuire allo scrittore una visione storiosofica del fenomeno estetico,[60] il quale acquisisce valore positivo se considerato come atto propedeutico alla trasformazione della realtà; valore negativo se visto come ipotetica possibilità di cominciare il lavoro a partire dalla materia, possibilità che non pertiene al fenomeno estetico.[61] Nella prospettiva storiosofica platonoviana il fenomeno estetico, quindi l'arte, si colloca come elemento intermedio all'interno di una successione diacronica, cui dà avvio la religione e pone termine la scienza.[62] Ma l'arte, nel suo insieme, lo specifico fenomeno artistico, in particolare, traggono origine da un'immagine che, prodotta dall'immaginazione, rappresenta in sé l'effetto di quel sopraccitato atto propedeutico all'effettiva trasformazione della realtà. Ne consegue che l'attività umana non è motivata dall'etica, quindi da modelli comportamentali, bensì da fenomeni di ordine estetico, i quali, a loro volta, possono considerarsi oggetti distanziati tra loro nel futuro. In altri termini: l'evento estetico in Platonov è da intendersi come «evento etico rinviato».[63] Se, dunque, l'etica non è causa del fenomeno estetico, tuttavia in virtù di quell'evento etico rinviato che è, appunto, il fenomeno estetico, l'etica – e più precisamente il piano etico – si configura come vuota superficie ai confini della quale ha luogo il processo di «configurazione» del fenomeno estetico. L'etica, agendo in qualità di mezzo per raggiungere l'oggetto – mezzo che consente di superare la distanza che separa appunto l'oggetto immaginato da quello reale – fissato nell'immagine, cessa di determinarsi in qualità di etica, poiché perde la propria normatività. È importante considerare che l'autonegazione


[59] In argomento si veda Oleg Moroz, «Nam nužno sočustvie a ne iskusstvo». Estetičeskoe javlenie i etičeskoe sobytie v tvorčestve A. Platonova, «Žurnal ljubitelej russkoj slovesnosti», 2010, reperibile nel sito: http://www.hrono.ru/proekty/parus/mrz1210.php.

[60] Ibidem.

[61] Testimonianza di tali criteri valutativi sono i numerosi articoli di critica letteraria e le recensioni pubblicate negli anni Trenta. Platonov valuta la letteratura russa del XIX secolo (Gogol', Dostoevskij, Tolstoj) in termini piuttosto negativi, con l'eccezione di Puškin e Lermontov. Alla fine degli anni Venti, lo scrittore sovietico non riconosce alcuna necessità nell'arte. Nell'utopia di Čevengur la vita spiritualizzata è più elevata dell'arte. Il personaggio di Čepurnyj afferma che a Čevengur non c'è arte poiché ogni possibile suono melodico, seppur diretto alle altezze delle mute stelle, si trasforma spontaneamente in un richiamo alla rivoluzione.

[62] Si veda Oleg Moroz, «Nam nužno sočustvie a ne iskusstvo». Estetičeskoe javlenie i etičeskoe sobytie v tvorčestve A. Platonova, cit.

[63] Ibidem.

dell'etica si connette con la sua relazione di dipendenza dal fenomeno estetico. È allora possibile affermare che quest'ultimo costituisce il punto di rottura nella continuità del processo etico, in quanto esso delimita le azioni, separando l'una dall'altra. Nell'opera platonoviana tale condizione risulta tanto più evidente quanto più rilevante è il motivo della catastrofe: un radicale mutamento della realtà induce l'individuo a rifiutare il paradigma etico valido fino a quel momento e a compiere atti spesso considerati immorali dalla tradizionale prospettiva etica. Nell'esatto punto di rottura del processo etico, quindi del paradigma, si pone il fenomeno estetico, che quasi parrebbe prendere il posto dell'evento etico, assumendone tutte le funzioni, le potenzialità, le intenzioni e tuttavia con esso non identificandosi, in quanto fenomeno, per sua stessa natura, contrapposto all'etica.[64]

È necessario guardare al fenomeno estetico platonoviano nel contesto in cui, linearmente, si svolge il processo etico, poiché lo scrittore sovietico concepisce l'esistenza dell'individuo esclusivamente in termini di attività inserita nello spazio dell'etica. La rottura del paradigma etico ad opera del fenomeno estetico rende possibile l'unione delle singole azioni nell'alveo di un orientamento comune finalizzato, il quale permette di considerare l'immagine (cioè il fenomeno estetico stesso) come distinto e separato dall'evento etico. Il fenomeno estetico, essendo cioè un peculiare momento del processo etico, pare ridurre lo spazio che separa le singole azioni, annulla gli intervalli che si formano ogni volta che l'individuo si trova a interagire con il mondo, in una situazione non regolamentata da norme morali. Esempio illuminante di tale processo è costituito dal romanzo Sčastlivaja Moskva.

Essenziale fondamento dell'etica platonoviana è la verità, istina, nell'accezione di «ideale della conoscenza», il quale consiste nella corrispondenza fra il pensabile e la realtà. Voščev, personaggio protagonista di Kotlovan, sorta di strannik, pellegrino – figura ricorrente nelle narrazioni platonoviane, cercatore e, a un tempo, portatore di verità – dichiara: «Privo di verità il corpo si logora».[65] Il tema della verità, della sua acquisizione e della conseguente comprensione del senso della vita, è centrale nel romanzo, il cui punto di partenza è rappresentato dal sentimento di un'intensa speranza, alla quale rinviano le scelte del protagonista: che la verità non sia una mera speculazione, bensì l'incarnazione di una forza agente nella realtà.[66] Gli artigiani che lavorano e si affaticano nello sterro sono, in realtà, impegnati in una ben più profonda ricerca, nella quale essi conciliano gli opposti: spirito e corpo; energia e materia; filosofia e pratica. Ignari del senso dell'impresa che stanno compiendo, questi uomini rifiutano il pensare, si sottomettono all'istinto, assorbiti dalla raccolta della grezza sostanza della terra. I costruttori del romanzo Kotlovan non possiedono cognizioni elevate ma, essendo in uno stato di «pensiero della materia», di azione intuitiva,  essi si connettono con il processo creativo del mondo,   mantenendo viva la percezione di


[64] Ibidem. Il fenomeno artistico si sostituisce all'evento etico in numerosi episodi del romanzo breve Efirnyj trakt.

[65] Andrej Platonov, Lo sterro, cit., p. 77.

[66] In argomento si veda Konstantin Baršt, «Istina v kruglom i židkom vide». Genri Bergson v Kotlovane Andreja Platonova, «Voprosy filosofii», 4, 2007, pp. 144-157.

vivere in un mondo vuoto.[67] In essi alberga la convinzione, seppur non sempre distintamente percepita, che ogni atto creativo è l'espressione di un atto che genera la sostanza dell'esistenza, rappresentata dalla sua parte pensante. Tale attività trova la sua ragion d'essere in quella particolare forza dell'evoluzione creatrice (sila tvorčeskoj evoljucii)[68] che agisce nell'Universo.

La materia e lo spirito – del quale l'intelletto[69] diviene peculiare funzione – si combinano a vicenda, formando un'unità inscindibile, il cui senso profondo costituisce l'orientamento fondamentale della ricerca condotta dall'uomo. Voščev, sorta di filosofo-pratico, accoglie la fratellanza ecumenica dei costruttori di Kotlovan, i quali trovano la verità nella sostanza del mondo: ricercatori di risorse metafisiche, scavano e disfano la materia così prendendo parte, inconsciamente, al processo evolutivo della sostanza.

Per Andrej Platonov la verità non esiste in quanto oggetto o idea, bensì come via che ad essa conduce, e tale via si manifesta nel viaggio della sostanza nell'umanità, insieme con l'ipotetico, sebbene ancora irrealizzato, percorso inverso che dall'uomo conduce alla sostanza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


[67] Il tema del mondo vuoto rinvia al fondamento di un'inquietudine ontologica, la quale induce i protagonisti di Kotlovan ad agire, a immergersi nella sostanza della vita, traendo il senso dell'Essere.

[68] Si veda Konstantin Baršt, «Istina v kruglom i židkom vide». Genri Bergson v Kotlovane Andreja Platonova, cit. Lo studioso, che in Kotlovan coglie l'elaborazione, semplificata e condensata, della teoria bergsoniana dell'evoluzione creatrice, indica nell'articolo citato le numerose edizioni delle opere di Bergson tradotte in lingua russa e pubblicate negli anni 1910-1923.

[69] L'intelletto, calato nella materia, diviene il principale agente in quasi tutte le opere di Andrej Platonov: il punto di vista dell'io penetra nelle profondità della sostanza del mondo, la quale, a sua volta, agisce nella stessa individualità dell'uomo (Ibidem).

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